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Vannini (FP Cgil): “siamo nettamente contrari all’Assistente Infermiere così come concepito e formato in Italia”.

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Assistente Infermiere: Michele Vannini (FP CGIL) boccia il provvedimento. «Serve valorizzazione, non soluzioni tampone».

«L’introduzione dell’Assistente Infermiere è un provvedimento che affronta l’emergenza della carenza infermieristica senza analizzarne le cause. Serve invece un piano concreto: incremento dei salari, staff adeguati, orari rispettati e sicurezza sul lavoro». Così Michele Vannini, segretario nazionale della FP CGIL, ha commentato ieri a Cerignola (ASL Foggia) l’approvazione della nuova figura professionale da parte della Conferenza Stato-Regioni, sollecitato dalla numerosa platea di iscritti presenti nell’aula magna dell’Ospedale “Tatarella”. Al suo fianco, nella terra che ha dato i natali a Giuseppe Di Vittorio, era presenti all’appuntamento il segretario regionale del sindacato Luigi Lonigro e il segretario provinciale di Foggia Angelo Ricucci.

Le critiche alla figura dell’Assistente Infermiere.

Vannini ha ribadito le criticità già evidenziate a seguito dell’approvazione dei decreti dello scorso agosto. «Si tratta di una misura emergenziale che non risolve il problema alla radice», ha affermato. «Nessuno analizza le cause della carenza di infermieri, limitandosi a prendere atto di un fenomeno che richiederebbe invece interventi strutturali».

Tra le priorità indicate dal segretario della FP CGIL:

  • Incremento dei salari, per rendere la professione più attraente e competitiva;
  • Staff numericamente adeguati, per garantire condizioni di lavoro dignitose;
  • Rispetto degli orari e sicurezza sul lavoro, riducendo il rischio di aggressioni.

Il tema delle responsabilità.

Un altro aspetto critico riguarda le responsabilità. «Questa figura solleva un tema di responsabilità sempre a carico degli infermieri, che a noi pare pericolosamente sottovalutato», ha sottolineato Vannini. «Si rischia una pericolosa frammentazione dell’assistenza, con gli infermieri costretti a supervisionare attività delegate a personale meno qualificato».

Inoltre, l’introduzione dell’Assistente Infermiere non risponde alle richieste di valorizzazione professionale avanzate dagli Operatori Socio Sanitari (OSS), che da tempo chiedono un riconoscimento adeguato per il lavoro svolto.

I rischi per la qualità dell’assistenza.

Vannini ha espresso forti preoccupazioni riguardo alla qualità dell’assistenza, in particolare nelle strutture residenziali per anziani. «I gestori privati sono stati tra i grandi sponsor di questa operazione, con l’obiettivo evidente di ridurre il costo del lavoro», ha dichiarato. «Temiamo un abbassamento degli standard assistenziali, con conseguenze gravi per i pazienti».

La fase applicativa: vigilanza e presidio.

Con l’approvazione del provvedimento, l’attenzione si sposta ora sulla fase applicativa. «Dovremo vigilare sulla definizione dei setting e sulla revisione dei parametri di accreditamento», ha spiegato Vannini. «Misureremo coi fatti se la dichiarata disponibilità delle regioni si tradurrà in azioni concrete. In caso contrario, troveremo il modo di far sentire la voce delle lavoratrici e dei lavoratori».

L’Assistente Infermiere serve solo ad ignorare le cause dell’abbandono della Professione Infermieristica.

L’introduzione dell’Assistente Infermiere rappresenta una soluzione tampone che non affronta le cause profonde della carenza di personale infermieristico. Secondo la FP CGIL, è necessario un piano strutturale che preveda investimenti nella formazione, migliori condizioni lavorative e un riconoscimento adeguato del valore della professione.

«Serve un cambio di rotta», ha concluso Vannini. «Non possiamo accettare soluzioni che mettono a rischio la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei pazienti; ci meravigliamo dell’appoggio a questa proposta da parte della FNOPI, federazione nazionale degli Infermieri, che dovrebbe tutelare la professione».

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