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L’utilizzo degli Accessi Intraossei nell’Emergenza: ruolo e competenza dell’Infermiere.

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Nelle situazioni di emergenza, in cui l’accesso venoso periferico è difficoltoso o non praticabile, l’accesso intraosseo (IO) rappresenta una valida e sicura alternativa per la somministrazione di farmaci, fluidi e altri trattamenti salvavita. Gli infermieri, adeguatamente formati, svolgono un ruolo cruciale nell’esecuzione di questa tecnica, soprattutto in contesti di emergenza preospedaliera e ospedaliera.

Cos’è l’Accesso Intraosseo?

L’accesso intraosseo consiste nell’introdurre un ago direttamente nella cavità midollare di un osso, utilizzando questa come via per la somministrazione di farmaci e liquidi. La cavità midollare è altamente vascolarizzata, consentendo un rapido assorbimento dei farmaci nel circolo sistemico, con un’efficacia paragonabile a quella di un accesso venoso centrale.

Indicazioni per l’Accesso Intraosseo.

L’accesso intraosseo è indicato in situazioni di emergenza quando:

  • L’accesso venoso periferico risulta difficoltoso o richiede troppo tempo (ad esempio, in pazienti in shock, grandi ustionati, traumi importanti).
  • La somministrazione di farmaci salvavita deve essere immediata, come durante l’arresto cardiaco.
  • Sono necessarie trasfusioni o infusioni rapide in caso di ipovolemia grave.

Secondo le linee guida internazionali, l’accesso intraosseo è raccomandato dopo due tentativi falliti di accesso venoso periferico o se il tempo per ottenerlo supera i 90 secondi.

Ruolo dell’Infermiere nell’Accesso Intraosseo.

La gestione degli accessi intraossei è una competenza avanzata che può essere svolta da infermieri adeguatamente formati. Le principali responsabilità dell’infermiere includono:

  1. Valutazione del Paziente
  • Identificare la necessità dell’accesso intraosseo in base alle condizioni cliniche del paziente.
  • Valutare le controindicazioni, come fratture nell’osso scelto, infezioni locali o utilizzo recente dello stesso sito per un accesso IO.
  1. Scelta del Sito di Inserzione
    I siti più comuni per l’inserzione di un accesso intraosseo includono:
  • Tibia prossimale (anteromediale, sotto la rotula).
  • Omero prossimale (testa dell’omero).
  • Tibia distale o altre ossa lunghe in casi particolari.
    La scelta dipende dall’età del paziente, dalla situazione clinica e dall’accessibilità.
  1. Tecnica di Inserzione
    Gli infermieri devono utilizzare dispositivi dedicati, come aghi intraossei manuali o dispositivi automatici (ad esempio, EZ-IO®). La procedura prevede:
  • Preparazione del campo sterile.
  • Identificazione del punto di accesso anatomico.
  • Inserzione dell’ago con una tecnica adeguata, fino a raggiungere la cavità midollare.
  • Conferma del corretto posizionamento (ad esempio, ritorno di sangue midollare o infusione senza resistenza).
  1. Somministrazione di Farmaci e Fluidi
    Attraverso l’accesso intraosseo è possibile somministrare:
  • Farmaci salvavita (adrenalina, amiodarone, ecc.).
  • Soluzioni endovenose (cristalloidi, colloidi).
  • Trasfusioni di sangue o emoderivati.
  1. Monitoraggio e Gestione del Dispositivo
  • Monitorare il sito di inserzione per identificare segni di complicanze (ad esempio, extravasazione, infezioni locali o dolore eccessivo).
  • Rimuovere l’accesso intraosseo non appena viene ottenuto un accesso venoso periferico o centrale stabile, generalmente entro 24 ore.

Competenze Infermieristiche e Formazione.

L’accesso intraosseo richiede una formazione specifica per garantire la sicurezza del paziente e l’efficacia della procedura. Gli infermieri devono acquisire competenze teorico-pratiche, che includono:

  • Conoscenza dell’anatomia e fisiologia dell’osso.
  • Comprensione delle indicazioni e controindicazioni della procedura.
  • Abilità manuali per l’utilizzo dei dispositivi intraossei.
  • Gestione delle complicanze, come infezioni, embolia grassa o sindrome compartimentale.

I corsi avanzati di emergenza, come l’Advanced Life Support (ALS) e il Pediatric Advanced Life Support (PALS), includono moduli dedicati alla gestione degli accessi intraossei.

Complicanze e Gestione.

Le complicanze legate agli accessi intraossei sono rare, ma possono includere:

  • Infezioni (ad esempio, osteomielite).
  • Embolia grassa o embolia midollare.
  • Extravasazione di farmaci o fluidi, che può causare danni ai tessuti molli.
    L’infermiere deve monitorare attentamente il paziente durante e dopo la procedura, intervenendo prontamente in caso di complicanze.

L’accesso intraosseo è una procedura salvavita fondamentale nelle emergenze, soprattutto quando l’accesso venoso periferico non è praticabile. Gli infermieri, grazie alla loro formazione avanzata e alla presenza costante accanto al paziente, sono figure chiave nella gestione di questa tecnica. Conoscenze approfondite, capacità pratiche e attenzione ai dettagli consentono agli infermieri di eseguire la procedura in modo sicuro ed efficace, contribuendo al miglioramento degli esiti clinici nei pazienti in condizioni critiche.

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