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Il secondo respiro di Anna. Tra medicina, assistenza infermieristica e umanità.

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L’ultimo treno per casa.

Anna incollò la fronte al finestrino dell’ultimo regionale per Castelbuono. Il tablet nella borsa conteneva il suo futuro: un contratto da infermiera di comunità in un paesino dove il GPS smetteva di funzionare.

“Dottor Marino, è sicuro che…?”
“Che una specializzata in terapia intensiva come te possa fare l’infermiera di paese?” la interruppe il primario. “È proprio quello che ci serve.”

La valigia era piena di farmaci avanzati dall’ospedale. Per i casi difficili, si era giustificata. Non avrebbe mai immaginato che il primo “caso difficile” sarebbe stato suo padre.

La valigia rossa.

La casa paterna odorava di naftalina e solitudine. Sul tavolo, accanto alle medicine scadute, trovò la valigia rossa già pronta.

“Papà, cos’è?”
“Per l’ospedale. Quando verrà il colpo.”

Il vecchio Giorgio mostrava i numeri blu delle vene sulle tempie come mappe di fiumi in secca. Scompenso cardiaco. Diabete. Solitudine di grado 3.

Anna accese il tablet con mano tremante. La prima videochiamata della sua nuova vita sarebbe stata per suo padre.

La COT fantasma.

La Centrale Operativa Territoriale era un ex-ufficio postale con tre computer degli anni 2000.

Il team: Lorenzo, infermiere cinquantenne che scriveva ancora a penna le cartelle; Nadia, ostetrica convertita a telemedicina per non emigrare; Marcello, il coordinatore che nascondeva la chemio sotto la felpa

“Benvenuta nell’ospedale senza letti”, la salutò Marcello porgendole un misuratore di pressione arrugginito“Qui curiamo con le parole e le antenne.”

Quando Anna parlò di suo padre, Nadia estrasse un pulsante d’emergenza a forma di cuore.

“Glielo attacchi al collare. Se cade, parte l’allarme.”

La notte dei tablet solitari.

La prima notte di telemonitoraggio fu un disastro: il tablet di Giorgio cadeva ogni volta che si addormentava; la connessione saltava durante i temporali; l’app segnalava valori sballati che Anna correva a verificare di persona.

Alle 3:47, trovò suo padre che contemplava la valigia rossa al lume di candela (per “risparmiare corrente”).

“A che serve tutta questa robaccia se poi muoio solo?”

Anna riscrisse la procedura operativa quella stessa notte. Da domani, visite quotidiane. Non per i parametri, ma per il battito del cuore che nessun apparecchio misura.

La rivoluzione delle pantofole.

Scoprì che il 70% degli “allarmi sanitari” nascondeva: Fame (chi non apriva più la dispensa); Freddo (chi spegneva il riscaldamento per paura della bolletta), Paura (chi fingeva di star bene per non disturbare).

La sua “terapia” divenne surreale: consegne di minestra con il misuratore di glicemia; chiacchiere sul divano durante il telemonitoraggio; gite al bar con la valigia rossa lasciata apposta a casa.

Quando il dottor Marino la rimproverò per “eccesso di umanità”, Marcello intervenne:

“Sa qual è il parametro vitale che migliora in tutti i suoi pazienti, Anna? La voglia di vivere.

La sorella con il tacco 12.

Il campanello suonò alle 7:15 di un martedì mattina. Sulla soglia, Elena, la sorella maggiore di Anna, poggiata su tacchi che sembravano pugnali, stringeva una cartella di plexiglass.

“Finalmente ti degni di rispondere” esordì, scansando Anna con un’occhiata che misurava polvere e fallimenti“Ho prenotato papà alla Casa Serena. È l’unica RSA con piscina terapeutica nel raggio di—”

“Gliel’ha detto almeno che lo chiamano ‘il lager dorato’?” sbottò Lorenzo, comparso alle sue spalle con una ciabatta slacciata e un vassoio di sfogliatelle.

Elena congelò il sorriso da avvocatessa di successo“Tu devi essere uno di quei… collaboratori.”

La cartella fantasma.

La “Casa Serena” chiedeva: lastra dei polmoni (mai fatta); valutazione geriatrica (datata 2018); consenso informato (che Giorgio rifiutò di firmare scrivendoci sopra “NO” con il ketchup).

Anna trovò Elena in lacrime davanti al tablet acceso: sullo schermo, i dati di telemonitoraggio di Giorgio mostravano: frequenza cardiaca stabile; ore di sonno: 6,5; passi giornalieri: 284 (più di quando lavorava in banca).

“Come è possibile?” mormorò Elena. “Nelle RSA fanno miracoli con la fisioterapia e qui lui migliora solo con… cos’è, un orologio cinese?”

Nadia le posò una mano sulla spalla“No, cara. Con la paura di perdere ancora qualcuno.”

La valigia blu.

Il pacco arrivò con un francobollo della Regione e un adesivo “Fragile – Contiene Futuro”. Dentro:

  • 10 smartwatch medici (con allarme caduta e rilevatore di voci alterate)
  • Un modulo per richiedere fondi (sezione 12B: “Spese per affetti”)
  • Una lettera“Dott.ssa Rinaldi, il suo progetto ‘Parametri Umani’ è stato approvato. Firmato: L’Assessore che credeva fosse una truffa.”

Anna guardò la valigia rossa di Giorgio, ora abbandonata sotto un cappotto di 20 anni prima. Quella notte, tutti i tablet della COT suonarono insieme: non un allarme, ma la canzone che Giorgio cantava ad Anna da piccola.

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  • AngeloRikyDelVecchio-1-copia Il secondo respiro di Anna. Tra medicina, assistenza infermieristica e umanità.

    Angelo Riky Del Vecchio è autore di oltre 20.000 articoli scritti in oltre 30 anni di carriera giornalistica. E' Infermiere Magistrale, Scrittore, Giornalista e Formatore. Ha diretto e fondato il quotidiano sanitario Nurse24.it e oggi dirige il quotidiano AssoCareNews.it. Ha la passione per la scrittura, la lettura e la formazione.

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Angelo Riky Del Vecchio è autore di oltre 20.000 articoli scritti in oltre 30 anni di carriera giornalistica. E' Infermiere Magistrale, Scrittore, Giornalista e Formatore. Ha diretto e fondato il quotidiano sanitario Nurse24.it e oggi dirige il quotidiano AssoCareNews.it. Ha la passione per la scrittura, la lettura e la formazione.

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