Cambia la musica e gli accordi, ma il pentagramma rimane invariato.
Cari Colleghi, recentemente ho partecipato al Congresso Nazionale svoltosi a Rimini. L’atmosfera avvertita sia all’interno della sala che nei corridoi era permeata da un profondo senso di disagio e sofferenza; infatti, alla mia domanda riguardante le esperienze professionali nelle altre regioni, le risposte ricevute erano: “non vedo l’ora di andare in pensione” oppure “se ne ho la possibilità, cambierò professione”.
Alcuni colleghi sembrano rassegnati a questa continua sofferenza quotidiana, caratterizzata da disagio e atti di violenza ingiustificata da parte degli utenti. Ci troviamo in una situazione in cui vengono costantemente annunciati cambiamenti, ma la nostra condizione rimane invariata: siamo su una nave sempre più agitata tra onde elevate e un mare inquinato, mentre il numero dei marinai diminuisce costantemente e quello dei passeggeri aumenta. Talvolta, questi ultimi, esasperati dai disagi e dalla disperazione, reagiscono con gesti o atti di violenza nei confronti di chiunque si trovi davanti, in particolare verso gli infermieri. Il Servizio Sanitario Nazionale sta attraversando una lenta agonia quotidiana, soprattutto nel sud del Paese, dove l’insufficienza delle strutture adeguate comporta un duplice pagamento del ticket: il primo tramite le tasse e il secondo privatamente per coloro che possono permetterselo per visite ed esami. Nel frattempo, le liste d’attesa continuano ad aumentare senza alcuna previsione di risoluzione.
La nostra retribuzione è divenuta sempre più misera, erosa da un costante aumento dei prezzi e da un costo della vita crescente.Vivere per costruire una famiglia sembra essere divenuto quasi un lusso; lavoriamo per vivere, ma se questa occupazione non consente di mantenere uno standard di vita dignitoso, la professione stessa perde automaticamente il suo fascino. È proprio la retribuzione a influenzare l’attrattività di una professione.
Uscire dal Comparto dovrebbe rappresentare un obiettivo condiviso da tutti noi e non solo da pochi; è essenziale sollecitare le Istituzioni affinché vengano stipulati contratti specifici per le professioni sanitarie. Solo in questo modo potremo restituire alla professione infermieristica l’attrattività e la dignità che merita.
Abbiamo adottato un nuovo Codice Deontologico, che incarna la nostra identità professionale; tuttavia, ciò sembra contraddire la qualità dell’assistenza fornita quotidianamente. Questa situazione non è imputabile al personale, già ridotto ai minimi termini, ma deriva da molteplici fattori organizzativi e dalle carenze strutturali presenti sul territorio. Se affrontate in modo adeguato, tali problematiche potrebbero prevenire numerosi eventi sgradevoli che si manifestano quotidianamente nei luoghi dedicati alla cura e all’assistenza dei pazienti, in particolare nei Pronto Soccorso sempre più affollati, dove si perde dignità e viene compromessa l’essenza stessa dell’umanità.
È essenziale che tutte le Istituzioni non trascurino questa crescente sofferenza, in cui numerose persone richiedono assistenza come primo diritto costituzionale. D’altro canto, risulta complesso individuare risposte e soluzioni per quello che dovrebbe essere un diritto fondamentale: la salute.
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