La Malattia, non è un optional
Egregio Professore Iorio, ho letto con grande attenzione il suo recente articolo pubblicato su Quotidiano Sanità, intitolato “La confusione sulla sanità territoriale”. Da calabrese, mi viene in mente il noto proverbio: “quannu u ciucciu u vo acqua hai voglia ca fischi”, che si traduce nel concetto che quando l’asino non desidera bere, è inutile fischiare; tale espressione riassume perfettamente il messaggio del suo scritto. Purtroppo, ci troviamo ormai sull’orlo di un baratro: la lenta agonia del Servizio Sanitario Nazionale ha ridotto quest’istituzione a mantenere solo il nome, senza le funzioni essenziali, considerando i venti sistemi regionali distinti che oggi condividono paradossalmente una forma atipica di violenza, la quale si manifesta quotidianamente negli ambienti sanitari. Questa violenza, sebbene originata da disagio e talvolta da sofferenza, non può mai essere giustificata, in particolare in contesti sanitari dove mina non solo la serenità degli operatori ma destabilizza anche un ambiente già intrinsecamente sofferente. Tra non molto rimarranno solo le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, a causa della crescente privatizzazione e della scarsa attrattività che il SSN esercita su medici e infermieri. Il paradosso più evidente è constatare come, a quasi cinque anni dalla conclusione della pandemia, non si sia ancora riusciti a realizzare un’Anagrafe Vaccinale Nazionale, primo tassello del sistema della prevenzione. Inoltre il Sistema d’Emergenza Territoriale presenta numerose criticità, soprattutto nel sud del paese. In medicina, infatti, esistono momenti in cui la regola del tempo diventa fondamentale e questo aspetto non viene rispettato. Gli Ospedali nel nord sono stati tutti convertiti, mentre nel sud si è proceduto con operazioni di riduzione e chiusura. Inoltre, persiste una cultura campanilista tra le diverse province, in Calabria, ad esempio, Cosenza non dispone ancora di un servizio di cardiochirurgia, situazione davvero inconcepibile considerando i molteplici indicatori epidemiologici e demografici; tale servizio avrebbe dovuto essere istituito da tempo. Ogni giorno, da nord a sud, si presenta una continua via crucis, osservando un gran numero di persone in cerca di salute; pochi riescono a trovarla, altri scelgono di emigrare e molti rinunciano in una rassegnazione quasi certosina. La malattia, invece di rappresentare un momento di aggregazione e condivisione, si è trasformata in una fonte di divisione. È paradossale osservare le incessanti dichiarazioni da parte dei politici e delle figure istituzionali che esprimono buone intenzioni per migliorare il sistema sanitario e l’accesso alle cure, mentre la realtà quotidiana narra una storia ben diversa. Analogamente, vengono annunciati nuovi programmi per la creazione di strutture sanitarie, mentre quelle già esistenti, che necessiterebbero solo di modifiche per essere integrate nel nuovo modello organizzativo della sanità territoriale, rimangono ferme a causa di cavilli e ostacoli burocratici. Senza dimenticare gli ospedali finanziati da decenni che rimangono solo sulla carta, mentre alcuni sono in fase di realizzazione con tempi di consegna incerti. In questo periodo storico caratterizzato da una continua mutabilità e da una società sempre più influenzata dalla tecnologia, si riscontra una scarsa consapevolezza riguardo a come l’economia non solo schiaccia la moneta, ma compromette anche il tessuto umano. Ciò pregiudica la possibilità di formare nuove famiglie, ostacolando il fine naturale della nostra esistenza: generare nuova vita per perpetuare questo tessuto umano. Pertanto, ritengo sia fondamentale migliorare le strutture esistenti, a partire dai pronto soccorso, che sono divenuti veri e propri lazzaretti affollati quotidianamente da persone con esigenze diverse. È giunto il momento di adottare un approccio operativo e concreto nei confronti del grave disastro in cui versa il glorioso Servizio Sanitario Nazionale italiano, del quale rimane soltanto il nome senza l’essenza originaria. La riorganizzazione prevista per il nuovo Servizio Sanitario Nazionale—comprendente Case della Salute, Ospedali di Comunità e COT—considerati i pilastri di questa futura visione richiede una gestione attenta dell’assistenza sanitaria territoriale, dove ogni individuo sia considerato tale senza ridursi a un numero o a un codice cui poter attribuire attenzione superficiale. È essenziale restituire quell’attenzione e quell’amore che caratterizzano la nostra esperienza vitale, rendendo nuovamente evidente il senso di solidarietà che sembra ormai quasi dimenticato.
Share this content: