“Ti facciamo fuori”: la storia di Marco, l’infermiere licenziato per aver denunciato irregolarità in una RSA.
Te lo dico subito: questa non è la solita storia sul mobbing in ospedale. È molto peggio. È la cronaca di come si può annientare professionalmente una persona, giorno dopo giorno, solo perché ha avuto il coraggio di dire “questo non si fa”.
Marco (facciamo finta che si chiami così) era uno di quegli infermieri che incontri e pensi: “Ecco, questo qui ci mette l’anima”. Trentotto anni, dieci di esperienza, quella passione che ti fa venire voglia di tornare a credere nella sanità pubblica. Poi è entrato in quella RSA tra Milano e Bergamo, e in un anno gli hanno spezzato la carriera.
L’inizio della fine.
“La prima volta che l’ho visto, mi è venuto il gelo alla schiena”. Marco mi fissa mentre racconta. “Un collega passava la carrellina dei farmaci a un’OSS dicendole: ‘Tu oggi fai le iniezioni al signor Rossi, tanto lui non collabora mai'”.
Io, che non sono del mestiere, all’inizio non capivo la gravità. Lui mi ha spiegato:
- Gli OSS non possono somministrare farmaci, è reato
- Se sbagliano dose, è l’infermiere che va in galera
- Succede in una RSA su tre, ma nessuno parla
La solitudine di chi denuncia.
Marco ha fatto quello che avremmo fatto tutti. Prima un accenno alla coordinatrice (“Ma sì, lo facciamo sempre”), poi una mail formale (“Gentile direttrice, segnalo…”), infine l’Ordine Professionale.
Ed è lì che è cominciato l’inferno:
- Turni: sempre notte-festivi, anche con 40° di febbre
- Umiliazioni: “Oggi controlliamo le tue cartelle, visto che sei il perfettino”
- Isolamento: in mensa nessuno gli si sedeva più accanto
“La cosa più crudele? Quelle due colleghe che hanno provato a difendermi con una petizione”. Marco ride amaro. “Sai come è finita? Hanno trasferito una e all’altra hanno tagliato gli straordinari”.
Il linciaggio perfetto.
Ti racconto tre momenti che fanno capire tutto:
- Il giorno dell’ispezione
Quando è arrivato l’Ordine, la direttrice ha presentato Marco come “quello problematico”. Risultato? Zero sanzioni. - L’ultimo regalo
Gli hanno fatto firmare le dimissioni il 30 novembre. “Così perdi anche il bonus di fine anno”, gli hanno sussurrato. - La beffa finale
Oggi, in quella RSA, gli OSS continuano a fare le iniezioni. Ma almeno “l’elemento destabilizzante” è stato eliminato.
Perché dovrebbe importarti.
- Se tuo nonno è in una RSA, forse sta ricevendo farmaci da personale non abilitato.
- Se sei un giovane infermiere, questa potrebbe essere la tua storia tra un anno.
- Se pensi “io avrei resistito”, prova a immaginare 365 giorni di torture psicologiche.
“Alla fine ho mollato”, sussurra Marco. “Ma la verità è che hanno vinto loro”. E mentre lo dà, quel tremito alle mani non è emozione. È la rabbia di chi sa che domani, alla stessa ora, in quella struttura ricomincerà lo stesso copione. Con un altro Marco, in un’altra città, in un altro ospedale che fa finta di non vedere.
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