Infermiere: alla solitudine di chi viene dimesso, esiste l'alternativa!

Infermiere: alla solitudine di chi viene dimesso, esiste l'alternativa!

Assistenza più umana

Infermiere scrive una lettera pubblica portando il suo esempio come soluzione ad un fenomeno sempre più diffuso: la solitudine in cui viene lasciato il paziente alla dimissione. Una solitudine sia di servizio che, peggio ancora, umana!

"Sono infermiere dal 1993 e da tredici anni mi sono fermato in un reparto di un grande ospedale di Pavia, dopo aver fatto esperienza di vario tipo assistendo soprattutto persone fragili: chi vive in strada, chi abusa o è dipendente da alcol e droga, anziani e grandi vecchi. Per anni ho pensato che contasse solo la tecnica convinto fosse la parte più importante della mia professione ma con l’esperienza e invecchiando (fare volontariato per vent’anni  in Guatemala mi ha aperto molto la mente) ho scoperto che c’è bisogno anche e soprattutto di umanità, gentilezza e ascolto perché se penso a chi è in un letto d’ospedale e domani ci potrei essere anch’io, arrivo alla conclusione che oltre all’antibiotico c’è bisogno di quella parola in più che conforta e rassicura".

"Di riconsiderare i tempi e i ritmi dell’ospedalizzazione per evitare di rimanere soli in una stanza davanti ad un televisore in attesa  dei familiari che spesso non arrivano; di un cambio di biancheria che nessuno porta; di amici, conoscenti, vicini di casa. Anche, come succedeva una volta, della visita del prete o del sindaco. La buona politica è anche questo. Purtroppo sta cambiando veramente tutto, siamo sempre più soli e ha ragione De André quando dice che il dolore degli altri è un dolore a metà. La camera dell’ospedale rispecchia il territorio dove tanti servizi utili alla popolazione, che sta sempre più invecchiando, sono chiusi, sospesi, cancellati lasciando solo chi viene dimesso".

"E allora, per non essere testimoni silenziosi, abbiamo deciso di fare qualche cosa di semplice mettendo gratuitamente a disposizione di chi è fragile il nostro sapere creando alleanze, attivando piccoli e semplici progetti come 'l’infermiere di quartiere'. Un progetto dove ci poniamo in mezzo alla gente (nei centri di accoglienza, nelle strutture che accolgono disabili e negli ex comitati di quartiere), gratuitamente, per ascoltare, dare informazioni, educare ed educarci perché è semplicemente ciò che un infermiere deve fare".

"E contemporaneamente alleandoci con il mondo del volontariato raccogliendo biancheria intima da distribuire a chi è solo in ospedale e non ha nulla abbiamo creato  ‘l’armadio dei pigiami’. Piccole cose, certo, però da una parte  bisogna pur iniziare visto che si nasce e si muore e il tempo che c’è in mezzo o lo usiamo bene o è tempo sprecato. La necessità di questa lettera nasce dalla voglia di confronto per crescere, essere copiati e copiare progetti simili, che sappiamo esistere".

Fonte: Invece Concita - AssoCareNews.it

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Redazione
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