Infermieri e stipendi da fame: come si fa ad arrivare a fine mese?

Infermieri e stipendi da fame: come si fa ad arrivare a fine mese?

Professionisti intellettuali con compensi da operai 

Gli Infermieri e gli Infermieri Pediatrici sono forse gli unici professionisti intellettuali italiani che continuano a lavorare con stipendi da fame. Sono figure che possono operare liberamente nel Servizio Sanitario pubblico, in quello privato o in regime di libera professione. Sono anche soggetti che continuano ad essere sfruttati e demansionati. Pertanto chi volesse intraprendere questa professione deve sapere che non porterà a casa grossi profitti, almeno finche non cambieranno le regole e i contratti collettivi nazionali di lavoro.

Negli ospedali, poi, non è raro trovare personale assunto tramite cooperativa. La stessa professione ha inquadramenti contrattuali diversi ai quali, spesso, non corrisponde lo stesso salario.

Quanto guadagna in genere un infermiere?

Nel febbraio 2018 è stato rinnovato il contratto collettivo nazionale della sanità, che ha stabilito delle nuove linee guida per la professione e un consistente aumento in busta paga. Per quanto riguarda gli infermieri inquadrati nel pubblico, lo stipendio dipende dalla categoria di appartenenza.

Chi appartiene, per esempio alla fascia:

  • D1 guadagna 23.919,59 euro l’anno;
  • D2 24.689,32 euro;
  • D3 25.454,35 euro;
  • D4 26.225,40 euro;
  • D5 26.225,40 euro;
  • D6 fino a 27.990,10 euro annui.

La retribuzione mensile lorda media è di circa 1.900 euro al mese (il netto è di circa 1500 euro di media).

L’orario settimanale di lavoro degli infermieri è di 36 ore a settimana – obbligatorie per loro le undici ore di riposo continuato – e hanno quindici minuti a turno per la vestizione e la svestizione.

Queste sono le cifre che riguardano il settore pubblico. Non troppo diverso è il privato, dove gli infermieri guadagnano circa 1500 euro netti al mese. Gli stipendi sono pressoché simili, anche se differenze considerevoli possono essere trovate da un’azienda all’altra. Ad esempio, chi lavora nelle Onlus e nelle cooperative può prendere anche solo mille euro al mese, mentre gli infermieri in pronto soccorso e in sala operatoria possono arrivare a 2mila netti. Chi occupa posizioni dirigenziali viene pagato circa 3mila euro al mese.

Anche il lavoro sanitario può essere svolto come libero professionista. Iscrivendosi a Enpapi e aprendo la partita Iva, è possibile mettersi in proprio e creare da soli il tariffario (attenendosi ovviamente alle linee generali). Sono sempre di più le persone che scelgono questa soluzione, anche a fronte della difficoltà di lavorare per cooperative.

Nel 2018 è stato decretato l’aumento salariale per gli infermieri dopo le numerose proteste che li hanno visti protagonisti negli scorsi mesi. Il CCNL Sanità è stato così modificato introducendo delle nuove direttive, incrementando gli stipendi e mantenendo invariato l’orario di lavoro.

Fonte: QuiFinanza.it - AssoCareNews.it

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Redazione
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